Mi domando se fa la  differenza

Carissimi volontari e benefattori di Semi di Pace,

la celebrazione dell’8 dicembre, a una settimana dalla prima Domenica d’Avvento, ha orientato  i miei pensieri su sentieri inediti, oltre la nostra  realtà associativa, le nostre comunità nel mondo, oltre le nostre città, oltre la  nostra vita di ogni giorno, le  nostre abitudini e tradizioni. Percorrendo con la mente il planisfero del mondo, all’eco  del Magnificat, L’anima mia magnifica il Signore … , si è aggiunta un’altra melodia, un irmos  cantato nelle chiese ortodosse. Mi sono detto: parole diverse, armonie diverse, altri modi di esprimere il canto di lode per la Madre di Dio, per  «Colei che ha  portato incarnato nel grembo l’Eterno ed Inaccessibile, consustanziale al Padre invisibile, Unica ed inconfusa Divinità nella Trinità» [*]. Con uno scatto improvviso del pensiero, ho rievocato un gruppo di confratelli  missionari e la chiesa  che essi hanno costruito a  Kushpur, nella provincia del Punjab, in Pakistan. Essi sono gli eredi dei missionari francescani che, dal XIII secolo, con la dominazione portoghese dell’India, e poi nella seconda metà del XIX secolo, al seguito dei colonizzatori inglesi, portarono nel continente  indiano l’annuncio del Vangelo. A quell’epoca il Pakistan non esisteva. Fu nel 1948 che l’India fu divisa in due stati   indipendenti: uno per gli indù e uno per i musulmani. Infatti, la storia  dell’umanità è una sequela di confronti,  di scontri ideologici, di spade incrociate, e spesso la soluzione  adottata  è la spartizione. Di  questo principio di latina memoria (divide ut imperat), abbiamo davanti agli occhi esempi lampanti, riscontrabili non soltanto  sulle carte geografiche.  “Distinguersi” è  spesso per l’umanità una regola d’oro: Io sono di Paolo, io invece sono di Apollo, e io di Cefa, e io di Cristo (1 Rm 1,22), una regola infinitamente più semplice di un confronto onesto, nella volontà di comprendere effettivamente le ragioni dell’altro.  Spesso abbelliamo le manchevolezze con il rigore,  e definiamo le  nostre convinzioni un agire retto e giusto. Così, anche quest’anno 2013 dalla nascita del Figlio di Dio a Betlemme, divisi anche dalle stagioni (in Australia sulla spiaggia   –  da quest’altra parte del globo,  sulla neve …), continueremo a cantare i nostri Magnificat con lingue e accentuazioni teologiche diverse; continueremo ad essere cattolici, ortodossi, luterani, anglicani …. Gerusalemme, la terra del Natale, intonerà  canti di lode in riti cristiani distinti; l’Eritrea continuerà ad essere un paese di disperati, e  molti morti continueranno a giacere insepolti sotto le macerie delle Filippine.   Anche il giorno di Natale incontreremo derelitti sfuggiti alle nostre reti di solidarietà, e alla profezia d’Isaia letta  nella Notte Santa  –   un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio […] Il suo nome sarà Consigliere  mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della Pace  –  faranno ancora da contrappunto famiglie spezzate, figli contesi, ed ogni genere di peccato contro  Dio,  contro l’uomo, e contro il Creato.  Allora c’è da domandarsi: il Natale, preceduto dalla  lunga preparazione d’Avvento,  fa veramente la differenza? Cosa cambia ?  Mi piacerebbe confrontarmi, su questo argomento, con chi non frequenta la chiesa, o chi  considera le sue convinzioni, tanto diverse dalle mie,  un agire retto e giusto.  Vorrei parlare con chi non mi cerca, con chi ha perso la speranza, e con chi vive costretto entro le trappole di una società che spaccia veleni camuffati da pillole di eterna felicità.  A tutti  –  a chi mi legge e a chi non potrò mai incontrare   –  voglio dire che , il Natale fa la  differenza.  Nel fosco  ghetto dei suoi peccati,  l’uomo riceve in dono un bimbo. Quel bimbo  nasce senza gli apparati scenici che soffocano i neonati del XXI secolo nelle famiglie benestanti; nasce all’insegna della  precarietà,  e non viene per sottrarci il libero arbitro, la volontà, e la libertà di scegliere. Egli ha  pregato che i suoi discepoli siano una cosa sola, uniti della stessa unione del Padre e del Figlio,  e le Chiese discutono questa sua volontà, ma ci sono sempre buone ragioni per mantenere lo status quo, io sono di Cefa, io sono di Apollo …  Come dirà più tardi,  quando la Croce si profilerà  al suo orizzonte, sa che il peccato dell’uomo prevarrà, come sfregio che  deturpa l’armonia della creazione, divide padri e figli,  produce pianto e stridore di denti nell’inferno del tempo umano. Carissimi, io sono qui, vi cerco sempre e sempre vi aspetto per condividere ciò che fa realmente la differenza,  l’Amore che Dio ci destina con la nascita del Figlio, vero Dio e vero uomo. Per noi impegnati in un costante cammino di servizio ai fratelli vicini e lontani l’incontro con il Dio della vita si fa carne, acquista volti e storie  che abbiamo accolti dentro di noi. Il 2013 ci ha visti celebrare 33 anni di storia della nostra realtà associativa, che nella semplicità del Vangelo, ha testimoniato la dimensione della condivisione fraterna con una molteplicità di persone in tante parti del mondo.

La famiglia di Semi di Pace sia sempre capace di accogliere, con autenticità, Gesù Bambino che viene a bussare ogni giorno alle porte del cuore.

Sereno Avvento e Buon Natale!

Pace e bene                               

                                                                                                                                                  Padre Paolo Maiello, OFM