L’Associazione Semi di Pace ODV, con sede centrale a Tarquinia (VT) e sedi operative a Canino (VT), a Viterbo, a Fiano Romano (RM), a Latina, a Crevalcore (BO), a Brașov (Romania), opera da quarantadue anni nel campo dell’assistenza ai bisognosi con particolare riferimento ai bambini ed è nell’elenco degli enti iscritti ai registri ODV/APS che possono operare in via transitoria come reti associative (artt. 31, comma 12, e 32 comma 1 D.M. 106/2020 presso il Ministero del lavoro e dell’infrastrutture sociali.

Il 28 febbraio 2022 l’Associazione ha lanciato l’iniziativa “Cuori e mani per l’Ucraina” che prevede la raccolta di:

  1. fondi,
  2. generi di prima necessità,
  3. offerte di ospitalità per i profughi in alloggi messi a disposizione da privati.

All’iniziativa hanno risposto centinaia di cittadini singoli o facenti capo alla rete delle scuole, di altre associazioni, delle parrocchie e delle famiglie nei comuni di: Bomarzo (VT), Canino (VT), Canepina (VT), Cellere (VT), Cisterna di Latina (LT), Civitavecchia (RM), Farnese (VT), Grosseto, Latina, Montalto di Castro (VT), Piancastagnaio (GR), Roma, San Martino al Cimino (VT), Tarquinia (VT), Tolfa (RM), Tuscania (VT), Vallerano (VT).

Per consegnare i generi di prima necessità raccolti sono stati effettuati tre viaggi:

  • il 5 marzo è partito il primo carico di 5 quintali verso la sede di Semi di Pace a Brașov, città della Transilvania dove è stato allestito un ricovero dove risiedono 250 rifugiati ucraini;
  • il 22 marzo è partito un camion, messo a disposizione dalla comunità di Nomadelfia, con a bordo circa 80 quintali sempre verso la sede di Semi di Pace a Brașov;
  • il 31 marzo è partito un furgone messo a disposizione da don Daniele Della Penna, parroco di S. Chiara, Latina, sul quale si sono potuti caricare 1.000 kg. di prodotti che sono stati consegnati alla ong Eko-Kraina presieduta da Churilova Vladislav che ha provveduto a distribuirli in Ucraina attraverso la rete conventuale dell’ordine dei frati minori.

Semi di Pace ha svolto inoltre un’attività di coordinamento e organizzazione di una rete di ospitalità gratuita e volontaria per i rifugiati da parte di singoli o famiglie nella propria casa o in abitazioni libere: una modalità nuova e qualificante della nostra azione umanitaria. All’appello hanno risposto in tanti. Semi di Pace ha raccolto le offerte e le ha messe in relazione con le richieste di alloggio che inizialmente sono pervenute tramite parenti, amici e conoscenti ucraini già domiciliati nel territorio, successivamente da altri gruppi volontari che provvedono a trasportare i rifugiati dalla Polonia o dalla Romania verso l’Italia, cercando di individuare la soluzione più idonea per ciascun caso, valutando i tanti aspetti che concorrono a una convivenza soddisfacente:

  • Le ospitalità in famiglia o inappartamento offerte a Bomarzo, Farnese, Montalto di Castro, Roma, Tarquinia, Tuscania e Viterbo da privati e presso il Monastero delle Bendettine di Tarquinia sono state finora 41.
  • Le famiglie ucraine rifugiate attualmente ospiti presso alcune di queste famiglie sono 29, per un totale di 46 persone dei quali 30 minori d’età compresa tra i 1 e 16 anni, una dei quali con disabilità motoria e cognitiva grave.

Per tutte le famiglie ospitate e per le famiglie di profughi ucraini che ne hanno fatto richiesta l’Associazione ha avviato un percorso personalizzato di accoglienza, offrendo i seguenti servizi:

  • supporto nelle procedure obbligatorie di registrazione e di controllo sanitario e per il rilascio del documento di soggiorno temporaneo presso l’ufficio immigrazione della Questura di Viterbo, anche organizzando il trasporto con mezzi propri delle persone più fragili;
  • distribuzione settimanale di una borsa della spesa sufficiente per una settimana ad ogni nucleo familiare;
  • distribuzione di vestiario usato e nuovo;
  • distribuzione di medicinali, di prodotti per l’igiene personale e della casa;
  • distribuzione dell’occorrente per la scuola (zaini, astucci, quaderni, matite e penne) e di libri e giocattoli per i bambini;
  • accompagnamento ai servizi sanitari specialistici: dentista e pediatra, centro vaccinale pediatrico e centro vaccinale per il Covid 19.
  • iscrizione a scuola e conseguimento del servizio di mensa e di scuola bus.

In totale usufruiscono dell’assistenza alimentare e per il vestiario 221 persone, di cui oltre la metà minori e anziani, così distribuite:

  • Latina: 80 persone;
  • Roma: 24 persone;
  • Tarquinia: 72 persone.
  • Viterbo: 45 persone.

Nell’arco di due mesi di attività l’Associazione e le famiglie ospitanti non hanno ricevuto nessun aiuto pubblico, salvo i servizi sanitari, il servizio di mensa scolastica e di scuola bus offerti dal Comune di Tarquinia e il trasporto locale messo a disposizione dalla Regione Lazio.

Tutto il resto, a cominciare dal vitto e dal vestiario fino alla connessione internet e ai servizi telefonici, acqua, luce e gas, carburante per i trasporti, è stato a carico dei benefattori e dell’Associazione.

In particolare, preme sottolineare che l’Associazione deve continuare ed ha continuato a erogare la stessa assistenza a 150 famiglie indigenti italiane e straniere e quindi lo sforzo sia in termini di lavoro per i volontari sia in termini di reperimento delle risorse si è raddoppiato.

Le criticità che vogliamo sottoporre all’attenzione del Palamento sono:

  1. Scarsa e tardiva informazione da parte delle autorità preposte. L’Associazione che è riconosciuta e che opera sul territorio di Tarquinia da quarantadue anni è stata coinvolta dalla Prefettura di Viterbo un’unica e sola volta il 9 marzo 2022 per una prima riunione illustrativa del piano d’emergenza. Successivamente l’associazione è riuscita a incontrare l’assessore ai servizi sociali del Comune di Tarquinia e il sindaco del Comune di Canino che non hanno potuto dare nessun’ulteriore informazione o indicazione sulle procedure, perché non era stato ancora pubblicato il decreto. Dopo la pubblicazione del decreto del 29 marzo l’Associazione non è mai più stata contattata dalle autorità del territorio, nonostante  esse fossero a conoscenza delle attività che l’Associazione stava svolgendo a favore degli ucraini e per aiutarli ad assolvere alle procedure previste di sorveglianza sanitaria (CUP, STP, test e vaccinazione COVID 19, certificazione vaccinale dei minori), di registrazione (cessione del fabbricato; certificato di protezione temporanea), d’iscrizione nelle scuole dei bambini e dei ragazzi, di attivazione dei servizi di mensa e di trasporto scolastico.
  • Grave ritardo e inadeguatezza delle procedure messe in atto dalla Regione Lazio e dalla Protezione civile.

Il bando POR FSE, Interventi e reti per la presa in carico e l’inclusione socio-lavorativa della popolazione ucraina sul territorio del Lazio pubblicato il 7 aprile con scadenza 9 maggio dalla Regione Lazio e l’ Avviso per l’acquisizione di manifestazioni di interesse per lo svolgimento di attività di accoglienza diffusa nel territorio nazionale a beneficio delle persone provenienti dall’Ucraina in fuga dagli eventi bellici in atto pubblicato dalla Protezione Civile l’11 aprile con scadenza il 22 aprile:

  • Sono caduti nelle tre settimane (8-24 aprile) in cui tutte le più importanti associazioni impegnate nel campo dell’assistenza ai profughi, che fanno riferimento alle chiese cattoliche, ortodosse e protestanti e alle comunità ebraiche italiane erano coinvolte nei riti e negli eventi della festa religiosa più importante: Pasqua cattolica, Pasqua cattolica di rito greco-ortodosso, Pasqua ortodossa, Pessah.
  • Introducono una procedura macchinosa che invece di partire dai bisogni delle comunità esistenti e dalle risorse presenti nei territori già ben note e accreditate trattano l’emergenza come un qualunque progetto europeo e perciò non risolvono nessuno dei problemi cui finora la nostra associazione ha cercato di provvedere esclusivamente con le risorse offerte dalla beneficenza privata.
  • L’espletamento delle procedure degli avvisi è lungo e protratto nel tempo come se si trattasse di risolvere questioni a lungo termine, mentre in realtà i profughi sono già arrivati da due mesi e per la maggior parte desiderano rientrare a casa non appena la situazione bellica lo permetterà.
  • Il contributo ad personam che sarebbe stato previsto non è stato ancora bandito e perciò le famiglie ucraine sono costrette a vivere di carità.
  • Inerzia delle autorità locali. 

Gli ucraini al loro arrivo non hanno trovato:

  • punti informativi,
  • accompagnamento nelle procedure obbligatorie previste dai decreti per l’inserimento scolastico dei figli,
  • mediazione linguistica
  • sostegno per il vitto e il vestiario,
  • sostegno nella ricerca di lavoro,
  • sostegno psicologico

Tutto è stato tacitamente e ipocritamente addossato ai familiari e agli amici che li hanno fatti arrivare e alle associazioni del terzo settore. Di tutto questo nessuno parla: nei comunicati stampa si esalta la generosità degli Italiani senza vedere quale sia realmente la situazione. I media propongono solo servizi e dibattiti sulla guerra e sugli armamenti e sulle barbarie commesse dai Russi, a nessuno interessa mostrare quali sono le conseguenze di tutto ciò sui profughi che in Italia sono abbandonati a sé stessi e quindi vittime anche dell’inefficienza e della sostanziale indifferenza di politici, amministratori e giornalisti, al di là della propaganda.

In conclusione, abbiamo capito che Semi di pace e le famiglie che con il sostegno dell’associazione hanno già iniziato percorsi di accoglienza non potranno usufruire dei contributi finora banditi.

Semi di Pace si è spesa fin dal primo giorno nel raccogliere la disponibilità straordinaria di famiglie che hanno aperto la porta di casa a persone traumatizzate, frastornate e quasi tutte con minori a carico; persone che sono arrivate senza nemmeno un cambio di biancheria intima e i soldi non ci servono tra sei mesi, ma ci servono oggi. Per otto lunghe settimane abbiamo fatto fronte con le donazioni private, ma adesso è stato attivato uno strumento che riconosce l’accoglienza diffusa e sono stati annunciati dei sostegni e le nostre famiglie chiedono di poter accedere a quei fondi. Cosa dovremmo rispondere ora dopo la comunicazione della protezione civile? Che il sostegno andrà alle nuove famiglie che decidono di ospitare e non a noi? La nostra organizzazione che si è fatta carico di accompagnare queste accoglienze, promettendo che presto avrebbe potuto contribuire alle spese, sostenere i percorsi di inclusione, aiutare chi vuole a cercare un lavoro, ora dovrà dire: mi spiace, sei arrivato troppo presto e per te non c’è niente.

Creare una differenza tra chi accoglierà in seguito alla convenzione con la protezione civile e chi invece ha accolto da subito è discriminatorio e ingiusto, insostenibile da tutti i punti di vista.

Noi chiediamo un contributo economico per le accoglienze attivate prima del decreto del 29 marzo, ossia lo vogliamo sottolineare – ben otto settimane dopo l’inizio del conflitto e dell’esodo delle donne e dei bambini dall’Ucraina, concesso con valore retroattivo a partire dalla data di rilascio dello STP al rifugiato e del documento di cessione del fabbricato sottoscritto da chi ha dato loro ospitalità, che fanno fede circa l’inizio dell’accoglienza.

Roma, 27 aprile 2022                                       

Monica Calzolari

Coordinatrice delll’iniziativa “Cuori e Mani per l’Ucraina”