La scuola di italiano di Semi di Pace, che, in risposta ai bisogni linguistici dei rifugiati Ucraini assistiti da Semi di Pace con il progetto “Mani e cuori per L’Ucraina”, ha preso l’avvio nell’aprile del 2022 con un primo corso di alfabetizzazione in italiano, oggi è una realtà consolidata che offre a migranti e stranieri del territorio, in una sede dedicata, corsi di livello, durata, tipologia organizzativa e didattica differenti.
Allora, nella sorpresa e nell’emergenza di una guerra insensata, ci si era resi conto che non bastava rispondere con solidarietà ai bisogni materiali, casa, cibo, abiti, ma che, oltre all’ospitalità e all’accoglienza, occorreva far di più: occorreva dar voce ai rifugiati, soprattutto donne e bambini, insegnando loro la lingua italiana perché in un momento così doloroso, lontano dai loro affetti e dalla loro terra in guerra, non rimanessero inattivi ed isolati, estranei, sordi e muti in un paese sconosciuto. Così, con l’invito ad incontrarsi tre volte la settimana nel salone della Cittadella per provare a parlarsi e a conoscersi, è iniziata la scuola di italiano di Semi di Pace: una decina di donne, qualche bambino, due insegnanti. Già a maggio alle studentesse ucraine si era aggiunta qualche altra donna: una cubana, una tunisina che, già presenti sul territorio e già a vario titolo assistite da Semi di Pace, avevano cominciato a frequentare i corsi.
Visto il successo dell’iniziativa e la crescente richiesta del territorio, nell’autunno del 2022, con il coinvolgimento di altri docenti volontari, erano stati attivati più corsi rivolti non solo ai rifugiati di guerra dell’Ucraina, ma a tutti i migranti presenti sul territorio, inclusi i minori non accompagnati. Negli anni il numero degli studenti, donne, uomini, minori, è progressivamente e costantemente aumentato.
A Tarquinia, città a vocazione agricola e turistico ricettiva, in cui non pochi sono gli anziani, ci sono molti lavoratori migranti: braccianti agricoli, operai delle strutture turistiche, addetti alle pulizie, camerieri, badanti… Ci sono poi i richiedenti asilo e i migranti in protezione temporanea sostenuti dalla cooperativa “Alice Nova”, i minori non accompagnati accolti nella Casa-famiglia “Harlock”, non mancano infine altri stranieri, europei e non, che hanno scelto di risiedere a Tarquinia attratti dalla qualità della vita, dalla sua bellezza. Provengono tutti da culture e continenti diversi, hanno religioni diverse, parlano lingue diverse, ma tutti a vario titolo contribuiscono alla vita della città e desiderano inserirsi nel suo tessuto sociale. Per farlo devono parlare l’italiano.
In circa un quinquennio la scuola di italiano di Semi di Pace, coordinata dalla responsabile Monica Calzolari, è diventata referente essenziale per l’educazione e l’integrazione linguistica dei migranti, grazie alle relazioni che ha saputo costruire con gli altri soggetti, istituzionali e non, che a vario titolo nel territorio se ne occupano: la casa-famiglia Harlock (minori non accompagnati), la cooperativa Alice Nova (rifugiati e richiedenti asilo), i servizi sociali del Comune (integrazione donne straniere), la scuola (inserimento scolastico dei bambini), datori di lavoro e congregazioni religiose (consistente presenza di religiosi stranieri). Per tutti la scuola è uno spazio aperto ed interculturale di conoscenza, interazione e integrazione in cui soggetti diversi, docenti italiani, migranti per bisogno, migranti per elezione, ognuno con la propria identità linguistica, sociale e culturale, dialogano e si confrontano scegliendo di utilizzare una sola lingua, quella del paese ospitante, per comunicare, capirsi, orientarsi, costruire insieme progetti di vita e relazioni, per darsi nuove, più solidali ed umane prospettive sociali.
Dal 2024 la scuola ha sede al primo piano dell’edificio della stazione di Tarquinia, in un appartamento dato in comodato d’uso gratuito dalle Ferrovie dello Stato a Semi di Pace per la costituzione del Centro interculturale “Artigiani di Pace”. I tre locali dell’appartamento sono stati risistemati e riadattati allo scopo: sono diventati una biblioteca, uno spazio di studio, una scuola che, grazie all’impegno dell’Associazione, alle generose donazioni dei suoi sostenitori, al ricavato di attività sociali (come il concerto di beneficenza tenutosi il 20 gennaio 2024 presso l’auditorium San Pancrazio di Tarquinia), ai contributi volontari dei docenti, alla partecipazione a bandi (come il bando 2025 della Cassa di Risparmio di Civitavecchia che ha permesso l’acquisto di libri di testo e materiali didattici), funziona regolarmente.
Le spese di mantenimento sono a carico dell’Associazione e dei contributi volontari degli studenti che ne abbiano la possibilità, dei docenti. Secondo i principi della nostra Carta Costituzionale e secondo i valori, cari a Semi di Pace, di promozione della persona, solidarietà, uguaglianza, accoglienza, inclusione, la scuola ha infatti consapevolmente scelto di erogare gratuitamente corsi di lingua in cui migranti per necessità (che hanno scarse possibilità economiche) e migranti per elezione (generalmente più abbienti) condividano il lavoro di studio della lingua italiana, di riflessione interculturale e conoscenza reciproca, sostenendo gli oneri del mantenimento degli spazi secondo le disponibilità e le possibilità individuali.
La scuola è dotata di tre aule capaci di accogliere ciascuna sette/otto studenti seguiti da due docenti; ogni aula, dotata di computer, connessione Internet, è arredata con tavoli, sedie, lavagna tradizionale, lavagna interattiva mediatica (Lim), carte geografiche. Nella sede sono offerti, da ottobre a giugno, una pluralità di corsi che, per quanto possibile, tengono conto dei bisogni linguistici, delle esigenze lavorative e familiari dei partecipanti: braccianti stagionali e operai (corsi serali), madri casalinghe e non occupati (corsi mattutini), addetti alla ristorazione e alle pulizie (corsi mattutini o pomeridiani); quanto agli stranieri presenti a Tarquinia per scelte personali, generalmente pensionati, essi sono distribuiti nei vari corsi a seconda delle competenze linguistiche rilevate e misurate ad inizio d’anno sulla base di test somministrati a tutti i partecipanti. Nonostante la flessibilità e la disponibilità, rimangono purtroppo irrisolti o risolti parzialmente alcuni problemi: i braccianti lavorano molto intensamente dalla primavera all’autunno, in quei periodi generalmente non riescono a frequentare, durante il Ramadan gli studenti di religione islamica, soprattutto i ragazzi della casa-famiglia, spesso sono assenti, le badanti, penalizzate da un orario contrattuale che prevede lunghi turni e riposi brevi, spesso non riescono a conciliare lavoro e studio.
I corsi, organizzati in classi plurilingui per livello di competenza linguistica e livello di scolarizzazione pregressa (da nulla o bassa a media o alta) sono rivolti a principianti assoluti (A1), principianti avanzati (A2 livello richiesto a chi intende chiedere il permesso di lungo soggiorno); rivolti invece a coloro che usano e conoscono abbastanza la lingua, sono i corsi B1 ( livello richiesto a chi chiede la cittadinanza), oltre a questi c’è poi il corso per analfabeti (soprattutto donne) o scarsamente alfabetizzati, che non parlano affatto l’italiano (preA1). Tutti sono insieme corsi di lingua e corsi di costume, storia, cultura, società italiani e intendono essere, soprattutto per le vite difficili dei migranti per necessità un momento di pausa, di accoglienza, di tranquilla riflessione, di conoscenza reciproca in cui, apprendendo la lingua, i partecipanti possano capire meglio il contesto in cui si sono trovati a vivere, le sue regole, i suoi valori, gli usi e le abitudini comunicative. Sono tempi brevi, a margine di vite spesso convulse in cui molte ore sono assorbite dagli impegni lavorativi e da problemi logistici e di adattamento, ma estremamente fruttuosi. Tutti i corsi sono essenzialmente finalizzati, pur nel rispetto delle identità culturali e linguistiche individuali, ad abituare gli studenti a privilegiare per agire, pensare, comunicare, nei contesti italiani, la lingua italiana, per loro lingua seconda
Soprattutto nei corsi iniziali (preA1 e A1) l’approccio didattico è difficile e impegna in ugual misura docenti e studenti: impegna i docenti nello sforzo di mediazione linguistica e comunicativa in classi di assetto non omogeneo (interessi, età, provenienza, lingua dei partecipanti sono diversi), impegna gli studenti nello sforzo di riconoscere, confrontare e adattare conoscenze e abitudini pregresse a situazioni e contesti nuovi; è uno sforzo difficile per persone che insieme devono imparare ad usare l’italiano pur provenendo da esperienze e luoghi diversi, parlando lingue tipologicamente distanti, avendo imparato a leggere e scrivere in diversi alfabeti. E tuttavia i risultati ripagano ampiamente degli sforzi compiuti.
Nel corso di questo quinquennio man mano il gruppo di lavoro della scuola si è reso conto che se da una parte bisognava rispondere alle primarie esigenze comunicative di chi, straniero, vive e lavora in Italia, dall’altra occorreva tener conto di tanti altri bisogni: per poter lavorare e vivere in Italia bisogna che la competenza linguistica sia certificata; bambini e ragazzi inseriti nel sistema scolastico italiano spesso hanno bisogno di essere sostenuti nel loro percorso; ci sono minori non accompagnati il cui progetto migratorio è un progetto di studi.
In tali prospettive è stata avviata una collaborazione con la scuola “Don Mimmo Amato” di Santa Marinella, sede di esami di certificazione di competenza linguistica A2 (necessaria per il permesso di soggiorno) e B1 (necessaria per la richiesta di cittadinanza) e sono stati progettati interventi didattici specifici che preparino i corsisti a sostenere gli esami per la certificazione. Per i bambini inseriti nel sistema scolastico e per i ragazzi intenzionati a proseguire gli studi, sono stati previsti nei locali del centro interculturale, in orari dedicati, interventi di aiuto e nello studio e nello svolgimento dei compiti scolastici.
Negli anni è cresciuto il numero dei docenti, alle due iniziali si sono aggiunti man mano altri, tutti volontari dell’Associazione o volontari provenienti dalla società civile che generosamente hanno utilizzato parte del loro tempo per imparare ad insegnare ed insegnare la lingua italiana; sono quasi tutti pensionati, tra loro ci sono ex professionisti, qualche docente di lingua, tutti condividono i valori dell’associazione “Semi di Pace”, valori che promuovono attenzione all’altro, accoglienza, dialogo, rispetto identitario e culturale reciproco, offerta di integrazione sociale e linguistica.
Dopo un primo momento di formazione sul campo: fasi di osservazione e co-conduzione di corsi con docente esperto, dal 2023 sono intervenuti momenti espliciti di formazione all’insegnamento dell’italiano come lingua seconda: circa 20 ore, tra quelle all’inizio inizio di ogni anno scolastico e quelle di raccordo e verifica nel corso dell’anno, in cui i docenti volontari, sotto la guida di una formatrice esperta, condividono letture e indicazioni metodologiche, esperienze e riflessioni al fine di sviluppare competenze più specifiche nell’insegnamento dell’italiano come lingua seconda.
Visti i risultati positivi della scuola di italiano del centro interculturale “Artigiani di Pace” di Tarquinia, dal vasto territorio in cui “Semi di pace” opera sono giunte molte richieste di attivazione locale di corsi di italiano e di corsi di formazione per l’insegnamento di italiano come lingua seconda e già, in questo 2026, a Canino i volontari del territorio si preparano ad attivare corsi di italiano seguendo un corso di formazione gestito dalla formatrice esperta, la prof.ssa Angela Costantini.
Carmen Dell’Ascenza, docente del corso di italiano “Artigiani di Pace”







No Comments to "DARE VOCE AI MIGRANTI: LA SCUOLA DI ITALIANO – CENTRO INTERCULTURALE “ARTIGIANI DI PACE” TARQUINIA"