Il 27 settembre scorso si è celebrata la 112a Giornata del Migrante e del Rifugiato, ricorrenza che l’associazione ha evidenziato all’evento dell’Open Day

Centinaia di scarpe sparse ai piedi di un barcone rovesciato dal quale pendono salvagenti che ondeggiano, mossi da un vento amico.

Scarpe vuote che non possono aiutare a raggiungere lì vicino l’installazione dedicata alla strage dei migranti a Cutro, pezzi di legno che in un tempo recente sono stati parte di un’imbarcazione che doveva raggiungere la costa calabrese.

Come una croce, parte di una croce che un Cristo terreno ha portato con sé negli abissi a due passi dalla salvezza.

Poveri Cristi, bambini, donne e uomini, alla ricerca di un futuro migliore, lontano dalle guerre, dalle carestie, dalla fame, dalla violenza, dalla siccità. Un Cristo respinto e gettato a mare sulle coste di Cutro, in Calabria, assieme ai resti di quel terribile naufragio la cui memoria è una ferita ancora sanguinante per quello che si poteva fare e non si è fatto. 

Centinaia di scarpe vuote che erano esseri umani, erano sorrisi, pianti, speranze e delusioni, dubbi e certezze.

Sotto quel barcone oggi non c’è vita, solo silenzio, non ci sono salvezze ma solo inutili salvagenti.

Sotto quel barcone c’è il ricordo di fratelli che credevano che al mondo non ci fossero confini stabiliti dagli uomini per dividerli, fratelli che credevano di avere diritto di vivere come i tanti che imbracano la terra e l’acqua in un reticolo di separazioni. Perché la terra non ha proprietari ma è di tutti, e dividerla in nazioni è un artificio che solo gli uomini utilizzano, tutte le altre specie viventi non la riconoscono, per gli animali il mondo è libero e non conosce confini. La terra che abitiamo ci rende tutti stranieri, perché l’abbiamo in prestito anziché in possesso.

“Come Gesù Cristo costretti a fuggire: accogliere, proteggere, programmare, integrare gli sfollati interni”.

Così Papa Francesco aveva portato l’attenzione del mondo intero su coloro che sono costretti a fuggire dalla loro terra; mamme, papà, bambini e giovani che abbandonano la propria casa, i loro familiari e amici, le loro radici, andando incontro spesso al rifiuto, all’ emarginazione, a volte alla morte come a Cutro, nella ricerca di una via di sopravvivenza.

Oltre 50 milioni di migranti che dovrebbero avere gli stessi diritti e doveri di ognuno di noi.

E nel giorno a loro dedicato, qui alla Cittadella, ci fermiamo in raccoglimento per provare a scaldare il vapore della sala macchine, ascoltare il rollio del mare in burrasca, il pianto di un bambino cullato da una mamma, le urla dei ragazzi e delle ragazze che avvertono l’arrivo della morte, quella che accoglie anche chi ha vissuto solo il tempo della nascita.

Alla Cittadella di Semi di Pace tanta gente di buona volontà indossa quelle scarpe per attraversare, prima di giungere qui, le dune dei deserti, dall’Africa equatoriale verso il litorale e poi il mare, affrontando tempeste epocali prima di sbarcare, impaurito e assiderato, sulle spiagge o nei porti del nostro Sud dove sarà arrestato e rinchiuso.

“Venite benedetti dal Padre mio, ero forestiero e mi avete accolto. Conoscere per comprendere, farsi prossimo per servire, ascoltare per riconciliarsi, condividere per crescere, coinvolgere per promuovere, collaborare per costruire”, così sempre Papa Francesco.

Impegni che dobbiamo assumere per elevare la nostra essenza umana a prescindere da fedi o ideologie.

Comprendere le storie di donne e uomini devastati dalla disperazione che chiedono solo di metterci al loro fianco, ascoltare la loro voce, condividere le loro speranze.

Il culmine di questo percorso diventa collaborare e costruire in un impegno di cooperazione internazionale, che chiede di superare barriere ideologiche e fisiche.

Così che quel Cristo possa tracciare sentieri che, dopo avere indossato le scarpe, attraverseremo per raggiungere la salvezza, quella che non hanno conosciuto i migranti del naufragio di Cutro, sentieri da calpestare per raggiungere i tanti fratelli che hanno camminato in ogni strada del mondo e sono nati e sono morti in ogni paese.

Solo allora quelle scarpe e quei salvagenti troveranno un senso, una destinazione, una narrazione di amore e speranza per un futuro migliore.

Antonio Paone, referente di Libera per Semi di Pace

Il Memoriale del Migrante
I resti del naufragio di Cutro, in Calabria, avvenuto nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023, dove persero la vita 94 persone tra cui 34 minori